artekreativa  scrittura  STANZA D’ALBERGO
STANZA D’ALBERGO di Serena Damiani

    Una stanza mediocre in un albergo mediocre. Lei si guardò nello specchio. Il suo corpo bianco e un pò avvizzito, incerto nella penombra.
Le separazioni cambiano. Le storie che finiscono ti modificano. Senti un dolore sottile. Che ti si disegna sulle rughe, sui capelli, sui fianchi. I seni improvvisamente pesanti. Le braccia appassite.
Una storia mediocre. Un pò di sano sesso. Qualche sogno ben nascosto. Orari scanditi. Tradimenti all’italiana.
Lui: un commesso viaggiatore. Sposato con tre figli.
Lei: una moglie opaca, senza fantasia, che da tempo si trascura perché da tempo trascurata.
    Comincia così la loro storia. In quella camera d’albergo. L’insegna al neon rosa. Intermittente. La stanza con tende pesanti e letti molli. Un armadio e nell’anta uno specchio. Nell’armadio tre stampelle. Nello specchio lei.
E le donne ci credono. Da quando sono bambine. Ci credono fortemente. Saranno migliori. Donne migliori. Amanti migliori. Mogli, compagne, madri migliori. E quel grigiore che aleggia attorno alle donne, in là negli anni, quel grigiore loro lo sapranno cancellare. Annientare. Distruggere. E quell’entusiasmo di ragazzine, adolescenti e poi giovani, loro sapranno farlo durare, brillare, spaziare. Saranno migliori.
E s’innamorano le donne. Amano intensamente. Si vedono belle. Forti. Intense. Sino a che un giorno uscendo dalla doccia si guardano allo specchio. E si vedono spente. Preparando la cena, sentono freddo. Si sentono stanche. Non hanno più voglia di pettinarsi. Di vestirsi. Di uscire. Di ridere. Una pioggia densa, pesante, le ha lentamente inglobate. Invischiate. La routine. L’abitudine. E dentro quella melma le donne aspettano. Aspettano un uomo. Per un altro uomo, loro si scrolleranno da dosso grigiore e pesantezza. E finalmente torneranno a brillare.

    Fu allora che lei incontrò lui –commesso viaggiatore sposato con tre figli. Non fu né l’amore né il sentimento a farla muovere. Ma, con sua somma meraviglia, il sesso. Desiderare e sentirsi desiderata. Il lasciarsi andare fra le sue mani. Lui che la toccava senza pudori. Le accarezzava le cosce, i seni, il sesso. Quella bocca che la baciava ovunque. E poi lui. Lui che le lasciava il tempo di guardare, assaporare, sentire. L’uomo che lei aspettava era arrivato. E quella pioggia pesante, melmosa si stava sciogliendo. E lei tornò a brillare. Il grigiore della vita si era trasformato in argento. Lucido, tintinnante. Suo marito la guardava. Mangiava la minestra e borbottava. Ma dentro sorrideva: la mia ragazzina. Non capiva. E come avrebbe potuto. Lui, immobile, pietrificato dentro la solita melma quotidiana. Mentre in lei l’ansia, il segreto, il sesso palpitavano. Come faceva suo marito a non capirla? A non sentirla? Le sembrava impossibile. Sabato. Domenica. Lunedì. Martedì. Domani. Lo vedrò domani. Il vestito. I capelli. L’acqua nella vasca. Il profumo. Dicevano tutti la stessa cosa. Domani. Domani. E poi in macchina. La strada. I lampioni. L’insegna al neon rosa. Intermittente. Tutto gridava sesso, voglia, orgasmo, passione.
    Ma le donne no, non sono come gli uomini. Hanno seni, utero e troppa fantasia. E lei –ancora, come da milioni di anni- scambiò il desiderio per innamoramento. L’orgasmo per amore. I “ci vediamo mercoledì alle sette, come al solito”, per promesse di fedeltà.
E lui –commesso viaggiatore sposato con tre figli- sentì improvvisamente, quella sera, una strana pioggia cadere. Vide in lei, che gli si offriva, che lo abbracciava. Che lo abbracciava sempre più forte, fin quasi a soffocarlo. Lui vide in lei sua moglie. Ingrigita e un pò spenta. Si fermò. Si scostò da quel corpo profumato e pronto e la guardò.

    Nella vita bastano attimi. Secondi. Istanti. Lo sguardo di lui non lasciava dubbi. Pioveva. Lentamente. Pioveva melma, routine e noia. Si ritrovò sola nella stanza d’albergo. Stupidamente nuda e profumata. La porta, chiudendosi dietro di lui, cigolò scuse, menzogne, falsi “ti chiamerò”. Lei si ritrovò di nuovo pietrificata dentro una pioggia che già conosceva. Col corpo spento. Mentre nel cuore preparava un’altra attesa. Un altro uomo. Un altro amore.