PARANOIA
di Marco Tullio Dentale
Mi
sveglio. Mi preparo. Esco chiudendo la porta. Scendo le scale. Odio gli
ascensori. Esco dal portone. E’ proprio una bella giornata. 200 metri e
un dubbio mi assale
“Hai chiuso la chiavetta del gas?”
“Si!” rispondo senza incertezze.
Altri 50 metri e
“ma sei proprio sicuro di aver chiuso la chiavetta del gas?”
“no!, non ne sono affatto sicuro”
Torno
su a controllare, come accade ormai da troppo tempo. Salgo le scale,
apro la porta, vado in cucina, controllo la chiavetta: e’ chiusa.
“vedi, lo sapevo!”
Per
sicurezza la apro, apro una manopola, sento il gas che esce, richiudo
la manopola e richiudo la chiavetta. Ora è ultra sicuro. Esco. Chiudo
la porta. Scendo le scale. Esco dal portone. È proprio una bella...
“ma non è che nelle varie prove, hai dimenticato di richiudere la chiavetta?”
“no, l’ho richiusa”
“ne sei sicuro?”
“no!”
Salgo le scale di corsa, apro la porta, per sbrigarmi neanche la richiudo, corro in cucina
“stronzo, l’avevi richiusa!”
“si fa presto a dire stronzo, e se esplodeva l’appartamento?”
Tutto,ora, è veramente a posto. Esco. Chiudo la porta. Scendo le scale. Ma al 3° piano...
“prima, quando sei entrato, non avevi chiuso la porta. E se si fosse infilato un ladro che ora ti sta ripulendo l’appartamento?”
“impossibile!”
“impossibile? Ne sei sicuro?”
“no,vaffanculo”
Salgo
le scale, tiro fuori il tagliaunghie, impugno la limetta a mò di arma,
apro la porta ed entro guardingo. Giro tutta casa, ispezionando ogni
minimo buco.
“visto? non c’era nessuno!”
Riesco incazzatissimo, scendo le scale
“ma non hai controllato la chiavetta”
“ma ero andato su per il ladro. La chiavetta era già chiusa!”
“dicono tutti così, poi esplodono i palazzi”
Torno su come una furia, spalanco la porta, la richiudo, corro in cucina e
“stronzo è chiusa! Basta, non esco più”
In
quel momento, l’idea geniale! Vado in cucina, controllo la chiavetta.
Su un biglietto scrivo stronzo, la chiavetta è chiusa, l’hai
controllata adesso! ed esco. Scendo le scale. Esco dal portone. E’
proprio una bella...
“hai chiuso la...”
“sì, ho il biglietto”
Lo
rileggo con calma e mi allontano tranquillo. La soluzione era veramente
perfetta. Passai una giornata magnifica. La sera rientrando a casa,
trovai la chiavetta chiusa come una chiusa. Tutto era a posto. Andai a
dormire senza Valium. La mattina dopo mi alzai di ottimo umore, mi
preparai, controllai la chiavetta, scrissi il biglietto ed uscì. Ero in
una botte di ferro. Scesi le scale. Uscii dal portone. Bella giornata.
200 metri e...
“e la chiavetta del gas?”
“ho il biglietto” dissi sorridendo. Lo tirai fuori, lo lessi, mi tranquillizzai. Mentre lo riponevo
“sì ma quel biglietto, l’hai scritto oggi o ieri?”
Non ne posso più! Vado da un medico. La segretaria mi accoglie con un sorriso stereotipato e con la mano tesa. “400 €”
Fattura? Ricevuta? Neanche a parlarne.
E’
il mio turno. Entro. Lui, senza dire una parola, mi fa cenno di sedere
e di iniziare a parlare. Obbedisco. Mentre io parlo, lui fuma la pipa,
si attorciglia con le dita un ricciolo ribelle, scarabocchia su un
foglio scarabocchiato, osserva attentissimo le sue lunghe unghie per
poi fissare improvvisamente un punto indefinito sul soffitto, si
sistema con ritmo calcolato polsini e colletto della camicia. E’ un
vero moto perpetuo. Improvvisamente, quando arrivo a raccontare del
biglietto, blocca tutte le sue attività, si alza in piedi di scatto, mi
guarda per la prima volta negli occhi ed esclama con voce da soprano
“grandiosa! Questa è un’idea grandiosa. Lei, con questo biglietto risolve un problema che mi assillava da anni!”
“ma guardi dottore che il biglietto non ha risolto i miei problemi”
“infatti!
Io ho trovato la vera soluzione. Metteremo la data sul biglietto e
tutto sarà veramente a posto. Arrivederci”. E mi licenziò riprendendo i
suoi riti.
Uscii
da quella stanza, incerto se essere soddisfatto o infuriato. La
segretaria, col suo sorriso stereotipato, mi tese la mano dicendo
“400 €”
“guardi che io ho già pagato...”
“...ma lei, è proprio sicuro di aver già pagato?”